per Genitori/Educatori

“Quando il tempo interiore chiede ascolto”

Ci sono momenti in cui bambini e ragazzi sembrano vivere “fuori tempo”.
A volte ci sembrano correre in avanti, come se fossero in perenne ritardo.
Altre sembrano fermarsi, chiudersi, rimandare.
Altre ancora sembrano oscillare, senza trovare una direzione chiara.

Spesso gli adulti leggono questi segnali come mancanza di impegno, distrazione, pigrizia o confusione.
Ma ciò che sta accadendo è altro, il tempo interiore del ragazzo non è allineato con ciò che gli viene richiesto.

Educare oggi significa imparare a distinguere tra il tempo misurato dagli orologi e quello vissuto dalle persone.

Viviamo infatti immersi in un’idea di tempo lineare, uguale per tutti, che scorre alla stessa velocità.
Ma l’esperienza educativa ci mostra ogni giorno che questo non è vero, infatti…

Ci sono bambini e ragazzi che vivono proiettati nel futuro, perchè preoccupati per ciò che verrà, un interrogazione, un giudizio.
Altri che restano ancorati al passato, a ciò che è stato o a ciò che avrebbe potuto essere, una parola o un gesto che non è arrivato o che ha ferito, un fallimento.
Altri che faticano a scegliere una direzione e rimangono sospesi, la scarsa autostima e fiducia in se stessi, non gli permettono di procedere.
Altri ancora che sentono il bisogno di riempire ogni minuto per non ascoltare ciò che provano.

In questi casi, il problema non è “quanto tempo hanno”,
ma come stanno vivendo il “proprio” tempo.

Quando aiutiamo un ragazzo a guardarsi dentro senza giudizio,
gli stiamo insegnando una competenza fondamentale:
la capacità di valutarsi con onestà e rispetto, senza lasciarsi schiacciare dal confronto.

Autovalutarsi non significa dirsi “sono bravo” o “non sono capace”.
Significa riconoscere dove si è, cosa si prova, cosa ci serve adesso, nel momento che stiamo vivendo.

E questo richiede tempo.
Un tempo che non può essere imposto dall’esterno.

L’autoapprendimento infatti nasce dal fermarsi per comprendere chi si è.

L’educazione all’identità passa da domande profonde e gentili come:

  • “Cosa provo davvero?”
  • “Perché questa cosa è importante per me?”
  • “Sto vivendo con consapevolezza? Per scelta o per abitudine?”
  • “Di chi è il tempo che sto vivendo: mio o degli altri?”

Queste domande non chiedono risposte immediate.
Chiedono ascolto.

Di fronte a un ragazzo in difficoltà, l’istinto dell’adulto è spesso quello di intervenire subito:
aggiustare, spiegare, accelerare, “rimettere in carreggiata”.

Ma la crescita non è un meccanismo da sistemare.
Non si assesta come un orologio riposizionando le lancette.

Il ruolo educativo più profondo è aiutare il ragazzo a creare uno spazio sicuro in cui possa:

  • fermarsi senza sentirsi sbagliato
  • parlare senza essere giudicato
  • farsi domande senza dover avere risposte pronte

Dire:

“Prenditi il tempo che ti serve per capire”

è uno degli atti educativi più potenti che possiamo offrire.

La comunicazione non violenta non è solo un insieme di tecniche.
È un modo di stare nella relazione.

È sostituire la fretta con presenza.
Il controllo con fiducia.

Quando un ragazzo si sente ascoltato, il suo tempo interno si riorganizza:
il respiro è calmo,
le emozioni trovano spazio,
il pensiero si chiarisce.

Il tempo ricomincia a scorrere con il ritmo giusto per lui.

Uno dei messaggi educativi più importanti è questo:
non esiste un tempo giusto valido per tutti.

Esiste un tempo giusto per ciascuno,
coerente con ciò che sta vivendo, imparando, diventando.

Un ragazzo non è in ritardo se sta imparando.
Non è fermo se sta ascoltando.
Non è sbagliato se cambia direzione.

Il tempo diventa educativo quando smette di essere una pressione
e diventa un alleato.

Educare all’identità significa insegnare a fermarsi,
a sentire,
a dare valore alle proprie domande.

Significa accompagnare bambini e ragazzi a scoprire che:

  • il tempo non va rincorso
  • non va riempito a tutti i costi
  • non va confrontato con quello degli altri

Il tempo torna a scorrere in armonia
quando impariamo a porci le domande giuste per ascoltarci.

Liza Paradisi

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