“Non sei i tuoi errori”
C’era una volta,
un piccolo paese sospeso tra la luce e l’ombra…
Qui tutto sembrava funzionare alla perfezione.
Il fabbro non sbagliava mai un colpo di martello, la fornaia sfornava solo pani dorati e persino i bambini sembravano non inciampare mai.
In quel paese vivevano anche Theo e Nora, bravissimi invece… a combinare disastri!
Theo era un ragazzo che non parlava molto, ma ascoltava tutto: le parole, i silenzi, i gesti che gli altri non notavano.
A differenza degli abitanti del villaggio, sbagliava spesso: si dimenticava di chiudere il cancello e lasciava scappare le capre, confondeva la destra con la sinistra e finiva per perdersi; a volte si arrabbiava così tanto con sé stesso quando qualcosa non gli riusciva, che distruggeva ciò che aveva creato.
Theo temeva tanto gli sguardi degli altri, da finire ogni volta per ignorare i propri sogni.
Così, quando poteva, camminava da solo tra le colline che incorniciavano il paese, dove la natura respirava libera e dove di certo non poteva incontrare gli abitanti del villaggio, troppo intenti a condividere tra di loro la propria perfezione, per distogliere lo sguardo dai loro compiti quotidiani.
Tra i campi illuminati dal sole del mattino e i cieli tersi, lungo le strade che sembravano non voler portare da nessuna parte, Theo si sentiva finalmente libero dagli sguardi giudicanti.
Sapeva di non essere “abbastanza”, ma la sua forza era la capacità di vedere la bellezza anche dove sembrava non esserci.
Dentro di sé Theo portava una nostalgia misteriosa, come se sentisse che la vita custodisse un significato più grande.
Sulle sue amate colline trovava rifugio con lui Nora, una ragazza dal cuore limpido e curioso, con un modo di guardare il mondo che trasformava anche le cose più ordinarie in segreti da scoprire.
Nora amava il profumo della pioggia, i quaderni pieni di pensieri e le luci delle case viste da lontano.
Aveva la delicatezza di chi sente troppo e la determinazione di chi non vuole perdersi.
Provava a esprimere il suo sentire attraverso il disegno.
Tracciava linee e colori sui fogli, ma finiva sempre per rovinare i suoi disegni con cancellature e sbavature.
I suoi errori la facevano arrabbiare così tanto che un giorno, strappò tutti i suoi disegni e, con la voce rotta dal pianto, sussurrò a Theo:
“Forse non sono fatta per questo”.
Theo sospirò, la guardò e, con voce calma, le rispose:
“O forse, stai ancora imparando”.
Stanchi di sentirsi “sbagliati”, un giorno Theo e Nora decisero di lasciare il paese e di avventurarsi verso Nord, in cerca della leggendaria Montagna della Sapienza, dove, si diceva vivesse un Maestro che insegnava a “non sbagliare mai più”.
Si incamminarono accorgendosi subito che il sentiero era pieno di ostacoli e, come se non bastasse, anche il freddo dell’inverno ormai alle porte, cercava di scoraggiarli soffiandogli un vento freddo e prepotente sui volti e tra i capelli.
Dopo alcuni giorni di cammino, arrivarono davanti a un lago silenzioso d’acqua scura, avvolto da una fitta nebbia. Il lago gli bloccava il cammino, l’unico modo per oltrepassarlo, era attraversare un ponte sospeso sulle sue acque.
Theo provò ad attraversarlo per primo, ma una tavola cedette sotto ai suoi piedi facendolo scivolare nelle acque gelide del lago.
Nora lo aiutò a risalire con fatica e Theo, tremando, mormorò:
“Ho fallito di nuovo”.
Ma lei gli rispose con un sorriso carezzevole:
“No, Theo. Hai imparato come muovere i tuoi passi. E ora puoi insegnarlo anche a me”.
Quelle parole accesero una piccola fiamma dentro di lui.
I due ragazzi si presero per mano e si rimisero in cammino.
Più avanti, lungo il sentiero, iniziarono a sentire un rumore spaventoso: un ticchettio roboante e irregolare che echeggiava tra le fronde degli alberi, come fosse il palpito del cuore di un gigante.
Decisi a non deviare il loro percorso, avanzarono. Il ticchettio si faceva sempre più forte, riempiendo l’aria come un sinistro respiro affannato.
Theo e Nora non poterono credere ai loro occhi quando, procedendo con coraggio, giunsero in una radura e scoprirono, seduto davanti a una capanna di legno, un vecchio eremita che stava aggiustando un orologio rotto.
“Siete diretti verso la Montagna della Sapienza?”, chiese loro l’uomo senza alzare lo sguardo.
Theo e Nora annuirono.
“Allora ricordatevi questo”, disse, continuando a lavorare con calma:
“Ogni ingranaggio deve sbagliare il proprio tempo prima di trovare il ritmo giusto.
Chi non sbaglia mai, non impara nulla di nuovo.”
Il ticchettio si fece d’improvviso calmo e regolare.
L’eremita alzò lo sguardo, guardò Theo e Nora negli occhi e aggiunse piano:
“Gli errori non sono crepe, ma porte. Sta a voi decidere se restarvi davanti o attraversarle”.
Theo e Nora si guardarono in silenzio.
Era la prima volta che qualcuno parlava loro degli errori come di un dono.
Salutarono l’eremita, continuarono il loro cammino e più tardi raggiunsero un lago dall’acqua chiara e cristallina, così ferma da sembrare uno specchio.
Nora si chinò per riempire la borraccia con l’acqua del lago, e vide il proprio riflesso increspato dal vento, che le restituiva un’immagine diversa da quella a cui era abituata.
“Guarda, non sembro io…” sussurrò.
“Sei tu, solo un po’ diversa” rispose Theo. “Forse è così che si impara a crescere: guardandosi da un’altra prospettiva”.
Sedettero sulla riva del lago e parlarono a lungo tra di loro, ma per la prima volta, non parlavano dei loro errori come di ferite, ma come di passaggi.
E con il cuore più leggero si scambiarono un sorriso, avevano capito che:
- l’insoddisfazione li aveva spinti a mettersi in cammino
- le cadute avevano insegnato loro la fiducia nel rialzarsi e nel provare ancora
- ogni paura li aveva resi più coraggiosi
E il lago, mosso da un soffio di vento, sembrò sorridere con loro.
Si rimisero in cammino e dopo alcuni giorni si trovarono di fronte una ripida e impervia salita, la affrontarono con determinazione, con le poche forze che gli restavano e finalmente arrivarono in cima alla Montagna.
Con enorme stupore si accorsero che ad attenderli non vi era nessun Maestro.
Solo un vecchio specchio incastonato tra le rocce.
Sopra era inciso:
“Chi ha il coraggio di guardarsi dentro, scopre che il vero Maestro è già con lui.”
Theo e Nora si specchiarono.
E in quella immagine così limpida, fragile, imperfetta e bellissima, capirono che la Montagna non insegnava a non sbagliare, ma a fidarsi di sé stessi, perchè:
- la vera sapienza non è “sapere tutto”, ma continuare ad imparare
- l’errore non è la fine di un cammino, ma una tappa di conoscenza
- ognuno porta dentro di sé il proprio Maestro, se ha il coraggio di ascoltarlo
Con il cuore gonfio di consapevolezza e gratitudine presero la strada del ritorno.
Scendere la Montagna e attraversare le colline per tornare verso la vallata dove si trovava il paese che custodiva la loro casa, era molto più facile e veloce che salire, e in pochi giorni furono di ritorno.
Dopo quel viaggio, ogni volta che qualcosa andava storto, si chiedevano:
“Cosa posso imparare da questo?”
Theo aveva scoperto che la crescita non è un traguardo, ma un viaggio fatto di piccoli passi.
Nora aveva imparato a guardarsi con dolcezza, a credere nel proprio potenziale, a rivolgersi parole gentili e a darsi seconde possibilità.
E così, giorno dopo giorno, provarono a non identificarsi più con i propri errori.
Capirono che, quando si sbaglia, ci si può fermare, osservare e imparare, perché ogni errore è un dono che ci insegna come muovere il passo successivo.
Il loro più grande compito, dopo quell’esperienza, fu accogliere ogni nuovo giorno con la convinzione che:
“Tutto è ancora possibile”.
E vissero a lungo, felici, contenti e consapevoli, tra gli abitanti del paese, scoprendo con stupore che, anche il fabbro, prima di non sbagliare un colpo di martello, aveva piegato molti chiodi; che la fornaia, prima di sfornare solo pani dorati, ne aveva bruciati in quantità;
e che persino i bambini giocando ad acchiapparella inciampavano spesso, ma nascondevano le sbucciature alle ginocchia sotto ai pantaloni.
Liza Paradisi


