per Genitori/Educatori
“Liberarsi dai giudizi degli altri”
Crescere significa inevitabilmente incontrare lo sguardo degli altri.
Fin da piccoli, bambini e ragazzi imparano che le parole possono sostenere, ma anche ferire. Possono far sentire accolti oppure messi in discussione.
Non sanno ancora però, che non è tanto ciò che viene detto a fare male, quanto il peso che decidiamo di dare a quelle parole.
Un commento pronunciato con leggerezza, una risata fuori posto, una frase detta “per scherzo” possono trasformarsi, per chi le riceve, in una domanda silenziosa che continua a risuonare a lungo:
“C’è qualcosa che non va in me?”
Molti giudizi scivolano via senza lasciare traccia. Altri, invece, si depositano, come piccole ammaccature invisibili, capaci di intaccare la fiducia, l’autostima, il senso del proprio valore. Un bambino può continuare a sorridere, a giocare, a fare il suo dovere, mentre dentro comincia a pensarsi fragile, inadeguato o “meno degli altri”.
Non sempre il dolore fa rumore.
Spesso si manifesta solo con un abbassare lo sguardo, un broncio, una rabbia che esplode all’improvviso, senza un motivo apparente.
Ed è qui che il ruolo degli adulti diventa fondamentale.
Educare non significa proteggere i bambini da ogni parola sbagliata rivolta loro, ma significa aiutarli a osservarle con il giusto distacco emotivo, comprenderle e imparare a dargli il giusto peso.
Significa offrire uno spazio in cui possano chiedersi:
“Quella parola mi ha davvero fatto del male? Quanto? Perchè?”
Un passaggio educativo centrale è aiutare bambini e ragazzi a comprendere che un giudizio non è una verità, ma un punto di vista. Le parole che feriscono, molto spesso, raccontano più di chi le pronuncia che di chi le riceve.
Infatti, chi giudica, spesso, non ci sta parlando di noi ma di sé stesso.
Dietro una presa in giro può nascondersi una paura di non essere all’altezza.
Dietro un atteggiamento arrogante, il timore di essere invisibili.
Dietro un giudizio duro, una ferita che non ha trovato ascolto.
Aiutare un ragazzo a cogliere questo non significa insegnargli a giustificare il comportamento offensivo, ma aiutarlo a comprenderne davvero il significato.
Quando un bambino scopre che può fermarsi e chiedersi:
“Perché mi è stata rivolta questa parola, oltre a perchè mi ferisce davvero?”
sta già facendo un enorme passo di crescita emotiva.
Sta imparando a non identificarsi con ciò che riceve, ma a utilizzarlo per crescere e rafforzarsi.
Educare significa anche insegnare che la forza non sta nel colpire gli altri per sentirsi migliori, ma nel riconoscere e saper guardare con coraggio ciò che ci muove dentro. È un apprendimento lento, fatto di esempi quotidiani, di parole scelte con cura, di ascolto autentico.
Un adulto che dice davanti a un bambino:
“Ho sbagliato”
“Non so tutto”
“Anche io sto imparando”
sta già insegnando attraverso un esempio che vale più di mille spiegazioni.
Liberarsi dal peso dei giudizi nei propri confronti e verso gli altri, significa aiutare bambini e ragazzi a costruire una bussola interna. Una bussola che non dipende dall’approvazione costante, ma dalla capacità di riconoscersi, correggersi e crescere restando fedeli a sé stessi e imparando che,
i giudizi degli altri non definiscono chi siamo.
E ogni parola che rivolgiamo agli altri è, prima di tutto,
una finestra aperta su ciò che abita dentro di noi.
Liza Paradisi


