Per tutti i capperi, che storia!
C’è un tempo che fu e che sta all’origine di ciò che oggi è noto, vissuto e consumato senza neanche troppo apprezzamento. La nostra epoca è piena di forme che se le guardiamo con presenza e attenzione ci parlano di progresso ma anche di superficialità del vivere, che si manifesta in vuoti dell’anima.
Persone molto intelligenti sono state brave e capaci a donarci quella comodità che ruota tutto intorno a noi. Una comodità che però non rispetta la promessa di felicità . La felicita! Si, la felicità passa per altre strade meno comode.
Per contrasto ci fu un tempo non troppo lontano e un luogo non distante da noi, in cui perdersi nella vanità del mondo occidentale di oggi era quasi impossibile. I problemi erano altri. Si, problemi di altri tempi. Perché ogni tempo ha anche il suo specifico problema.
Un tempo e un luogo in cui la sostanza di tutto era il senso della sopravvivenza che spronava alla fatica e alla sopportazione.
Questo è il breve racconto che ci regala Silvia Giacoma ed io lo riporto così come me lo ha trasmesso lei.
“Sono le due del mattino. Un bussare alla porta della cameretta indica che dobbiamo alzarci, fare colazione e incamminarci prima che spunti l’alba e il sole riscaldi la giornata.
I chilometri da percorrere a piedi sono tanti prima di arrivare alla meta; un antico dammuso con annesso un terreno coltivato a capperi e viti.
Purtroppo, non avevamo un’automobile perché lo stipendio di mio padre doveva bastare a sfamare sei bocche e la macchina rappresentava un lusso che non potevamo permetterci.
Ancora assonnati continuiamo il percorso mentre a poco a poco il cielo si tinge dei colori dell’aurora.
La sensazione di meraviglia suscita in noi stupore di fronte alla bellezza della natura, che ci sorprende e ci dona infinite emozioni a cui ancora oggi sono ancorata.
Riprendo il cammino con le mie sorelle Paola, Andreina e mio fratello Vito, arrivando a destinazione dopo aver percorso quasi sei chilometri a piedi.
Così iniziava la nostra giornata lavorativa di raccolta dei capperi: papà e mamma e noi quattro figli divise a coppie.
C’è chi canta, chi borbotta e chi lavora a testa bassa.
Finalmente l’ultima pianta di capperi viene “spizzicata” e siamo euforici.
Il ritorno a casa previsto per il pomeriggio ci vede affamati, stanchi e già desiderosi del nostro letto.
Una delle tante giornate che davano senso alle nostre vacanze scolastiche.”… così termina il racconto di Giacoma
Sono solito concludere un libro o un articolo con la dedica di una canzone che raccolga lo spirito dello scritto.
Quale canzone migliore da dedicare a Giacoma e ai suoi fratelli se non la canzone ” La notte parla dolcemente” cantata da Alessia Fontana,
Si, la notte parla ed è capace di consolarti. Ed io ricordo quel ciel di Pantelleria e ricordo anche le tre sorelle perdersi nel fissare quelle stelle, forse accompagnate dal rumore di un mare notturno che va a placarsi e con lui anche loro a far pace con la fatica e le tribolazione del giorno.
Dedicata con affetto a Giacoma, Paola, Andreina e Vito.



