Autostima – Sapere di Valere
Cos’è l’autostima?
È la disposizione a considerare sé stessi come dotati delle competenze necessarie ad affrontare le sfide fondamentali della vita, ad amare ed essere amati e a meritare la felicità. Tale valore è dentro di noi sin da quando nasciamo, non solo come manifestazione di una dignità naturale che ogni essere vivente ha e merita, ma anche come doni e risorse emotive e spirituali di cui siamo portatori. Solo quando abbiamo il coraggio di sperimentarci alla ricerca della gioia, riusciamo a scoprire il nostro valore e ne siamo condotti. Il motore del nostro valore è la gioia come ricerca e come manifestazione nei risultati del nostro operare!
Questo senso di valore non è dato, quindi, dal continuo feedback altrui o dal possedimento di molti beni materiali o di una carriera prestigiosa, anche se può non essere slegato da essi. Tutto ciò, infatti, può illuderci di essere di valore ma in realtà questo voler apparire nasconde una grande insicurezza e poca stima di sé stessi o quanto meno una stima di sé deviata, come se il diritto ad esistere e la dignità di un essere vivente dipenda da ciò che è esterno a noi.
A volte anche grandi successi possono farci sentire non di valore se non rappresentano quello che volevamo, ma quello che ci è stato imposto per uso, costume o famiglia. Il fatto di non avere avuto il coraggio di metterci in gioco per ciò in cui crediamo, sperimentandoci, se ne avevamo le possibilità, può farci apparire deboli e privi di valore ai nostri occhi.
La persona che è andata alla ricerca spirituale del suo valore ha la semplice voglia di mettere a frutto tutto ciò per il solo motivo di essere felice e sentirsi un essere produttivo. Molte persone di successo denotano una insoddisfazione di fondo che li porta inquietamente a cercare sempre conferme in merito al proprio valore. Spesso tali persone hanno nella loro vita manifestazioni di controllo eccessivo, rigidità, rabbia, invidia, arroganza come sintomi di un’ insicurezza di fondo da cui non riescono a scappare. Il loro motore sembra più essere la continua insoddisfazione che la gioia. La persona che ha trovato il suo valore si sente spinto a valorizzare tutto e tutti coloro che lo circondano, in quanto non vive in competizione con gli altri perché non li vede come una minaccia ma come parti della sua vita a cui estendere il proprio valore.
In modo sintetico possiamo definire l’autostima come il surrogato di due modi di essere nel nostro percorso:
- Rispetto di sé stessi – Amo me stesso in quanto merito di essere felice e vado verso di essa. Questo comprende il rispetto che devo alla mia vita e mi conduce a rispettare ed amare gli altri in quanto ne comprendo il valore come per me.
- Essere efficaci – Fiducia nelle proprie facoltà – Ho fiducia che posso capire, imparare, scegliere e prendere decisioni. Le sfide della vita non sono un problema ma sono il modo in cui affermo la mia esistenza, il mio occupare un posto mondo.
Secondo il libro “I Sei Pilastri dell’Autostima” di Nathaniel Branden – edizioni Tea”, occorre compiere 6 passi fondamentali per intraprendere un percorso alla scoperta e alla sperimentazione del nostro valore. Noi di Lasciati Valere consideriamo tale libro un utile strumento per la propria crescita personale e ne consigliamo un’ attenta lettura. Riportiamo di seguito alcune nostre riflessioni e alcune sintesi delle affermazioni che il libro di Branden espone.
CONSAPEVOLEZZA:
essenzialmente si tratta di essere in un rapporto amichevole con i fatti. Sono amico della realtà. Non la rifiuto e non la snobbo perché non mi piace o va contro le mie convinzioni o perché mi costringe a fermarmi nel mio cammino o a modificarlo, ma la leggo ed esamino. Con uno spirito umile e di pazienza la accolgo con ospitalità, abbracciandola in modo che possa capirne il messaggio e sperimentare il mio valore su di essa. Può essere una realtà spiacevole del lavoro, della famiglia o della vita sociale che ci porta un messaggio specifico che dobbiamo capire. Il saper ascoltare questo messaggio è il primo passo per avere successo in ogni aspetto della nostra vita.
Chiediti: che messaggio mi arriva da questa esperienza? Come la sua sostanza mi tocca?
ACCETTAZIONE DI SE:
si tratta di accettare il proprio io nella parte che ci piace e no. Non rifiutiamo o neghiamo noi stessi solo perché vorremo essere nell’ideale qualcun altro, e non lo facciamo nemmeno con i nostri cari, rifiutando e condannando la loro parte poco gradevole. “Ah se facevo… Ah se non facevo” NON È POSSIBILE!…Io sono anche i pensieri e le azioni sbagliate. Io sono anche la persona immatura che sono in questo momento. Io sono anche l’errore che ho commesso in questo momento, anche se esso non mi definisce nella sostanza e nella totalità. Non posso rifiutarlo e non è questione di colpa, ma è solo ciò che sono in parte e a cui mi ha portato la mia vita. Più rifiuto il mio essere e più vivo nell’insoddisfazione, perché nego ciò che sono. Questo rifiutare emergerà in continuazione nella mia vita fino a quando non smetterò di allontanarlo, ma lo prenderò come qualcosa che mi appartiene. Sono io! Ero io!! Quando accetti di avere sbagliato, lo comprendi e lo fai tuo, e ne fai tuo anche il dispiacere è un segno del tuo valore e della tua crescita e l’errore scompare perché domani sarai una persona migliore. Se lo accetti, oggi non sarai più gli errori di ieri!! Accettare la realtà di sé stessi non è scusare le proprie debolezze o condannarsi, ma comprendere con umiltà il punto di partenza per un percorso migliore. Accettare significa anche contemplare gioia e dolore, difetto e pregio, ansia e pace, paura e coraggio, lasciando che si manifestino su di noi liberamente senza opporsi ad essi, in modo da comprendere tale emozione e come essa ci riguarda. Accettare anche ciò che dice la Bibbia che tutto il mondo giace nel potere del malvagio significa anche accettare che questo mondo può averti fatto del male e vuole farti del male. Adesso che lo ho accettato, posso anche cambiarlo! Il saper ascoltare sé stessi mentre viviamo con consapevolezza è il secondo passo per scoprire il nostro valore.
Chiediti: Cosa raccontano di me le mie emozioni?
SENSO DI RESPONSABILITA’:
Si tratta della comprensione che nessuno mi deve le sue energie e la sua vita per la realizzazione della mia felicità. In generale io sono il principale agente della mia vita e del mio comportamento. Il successo nel lavoro, nella famiglia, con gli amici ed il prossimo e la mia comunicazione è una mia responsabilità e di nessun altro. Da quanta consapevolezza e accettazione metto in questo principio la mia vita andrà meglio. Affidare agli altri le proprie decisioni è solo sintomo di una insicurezza che ci spinge a non agire.
Essere responsabili verso sé stessi è il terzo passo operativo che ci mette in moto per fare uscire il nostro valore e raggiungere la felicità nonché il senso di amare ed essere amati.
AFFERMAZIONE DI SÉ:
questo termine non ha niente da spartire con l’arroganza, la competizione, l’egocentrismo attraverso le quali si cerca di acquistare valore, dominando e facendo soccombere l’altrui persona. Significa invece essere apertamente se stessi senza paura di essere giudicati, cadere in errore, evitare conflitti di parole o perdere l’adulazione del nostro prossimo, con la valutazione però del contesto in cui ci troviamo. Affermare sé stessi significa affermare la nostra esistenza non vivendo per soddisfare le aspettative degli altri (quando, come, quanto e cosa). Più profondamente con l’uso della logica e della coerenza affermo ciò che sono e che penso come percorso in cui mi sperimento e mi confronto per crescere ed imparare con umiltà.
La mia vita è qualcosa che mi riguarda e di cui voglio esserne il protagonista.
PORSI OBBIETTIVI:
questa espressione identifica una pratica che ha il fine di essere padroni della propria vita anziché esserne alla mercede. Tali obbiettivi devono essere specifici includendo anche il tempo per la loro realizzazione e richiamano al senso di efficacia (io posso farcela) e al senso di responsabilità verso essi. Le implicazioni sono relative al formulare un obbiettivo realistico in base alla realtà che percepisco, identificare le azioni necessarie atte al raggiungimento, monitorare il proprio comportamento in modo che sia in linea con l’obbiettivo, analizzare i risultati ottenuti nel percorso e mostrare flessibilità.
INTEGRITA’:
in questo caso viene richiamato un senso di coerenza verso sé stessi che aumenta la stima e la comprensione del nostro valore e ci rende sereni. Vivere in non coerenza con un proprio valore o credo ci danneggia più di un errore fatto mentre metto alla prova i miei valori. L’ipocrisia è il rifiuto di sé stessi. Frasi come “tanto lo saprò solo io”, significano in realtà “ lo saprò solo io che sono un bugiardo, o che sono un traditore o uno che non mantiene le promesse”. Il senso del valore di questa persona non c’è più in quanto sembra dire che quello che conta è solo il giudizio degli altri e il giudizio di sé stessi non conta niente. In questo modo la persona danneggia il proprio valore di essere umano e il suo tribunale, ovvero la sua coscienza, non gli lascerà scampo nel corso del tempo. L’autostima trova un grande pilastro nella ricerca di alti valori morali che impariamo a vivere e di cui ci innamoriamo.
Chiediti: Tutto ciò che faccio è in linea con i miei valori e la mia percezione della realtà o sono influenzato dai ruoli che società e famiglia ci impongono?
RIFLESSIONI FINALI:
anche se tutto quanto scritto può aiutare ognuno di noi nello sviluppo della propria personalità, Lascati Valere pone sempre un accento sulla ricerca di Dio come punto fermo da cui partire. In lui comprendiamo e ricerchiamo le qualità che ci occorrono come la mansuetudine, ovvero un atteggiamento di umiltà e assenza di vanità e orgoglio che ci permette non solo di essere ammaestrati da Lui tramite la vita stessa, ma di ricercare nella nostra esistenza ciò è che sano, giusto e ricco di amore, scoprendo così il nostro valore dell’essere ad immagine e somiglianza di Dio. Nella ricerca di Dio troviamo i valori vitali per una esistenza vera e un sano rapporto con gli altri. Capiamo il perdono come via indiscussa per mettere a posto le ingiustizie e le sofferenze e riprendere il nostro cammino. In Dio troviamo la consapevolezza che solo quando il nostro valore è funzionale al sostentamento della vita e non all’innalzamento del nostro ego, in quanto noi non siamo la vita ma siamo parte di essa, allora troviamo il senso di essa e ne occupiamo un posto esercitando il nostro diritto ad esistere e a vivere.
Con affetto
Francesco Christian Bevilacqua



