per Genitori/Educatori
“Il gioco, come chiave per l’apprendimento”
Ci sono momenti in cui, come adulti, ci accorgiamo che ciò che riteniamo “tempo perso” è in realtà tempo prezioso.
Momenti in cui i bambini, lasciati liberi di esplorare, inventare, collaborare e muoversi, mostrano una capacità sorprendente di apprendere in modo profondo, autentico e duraturo.
Il gioco non è un’interruzione dell’apprendimento.
È una delle sue forme più naturali.
Imparare attraverso il gioco significa apprendere facendo esperienza diretta.
Quando un bambino costruisce una capanna, inventa una storia, corre, cade e si rialza, sta attivando contemporaneamente processi cognitivi, emotivi e corporei.
Attraverso il Learning by playing, l’apprendimento nasce dal coinvolgimento e vediamo che il pensiero si fa concreto, l’errore diventa parte del processo, la curiosità e la motivazione, guidano l’azione.
Le neuroscienze ci confermano che ciò che è legato al piacere, alla sorpresa e all’emozione positiva viene memorizzato più facilmente e ricordato più a lungo.
Gianni Rodari si chiedeva:
“Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?”, criticando così fermamente l’educazione basata sulla sofferenza e la rigidità. Sottolineando che l’apprendimento deve essere sereno, creativo e ludico, e sostenendo che gioco e sorriso favoriscono una migliore acquisizione delle conoscenze.
Nel gioco spontaneo emerge in modo naturale un elemento fondamentale: la relazione.
Il Cooperative learning ci mostra come il gioco e l’apprendimento condiviso valorizzino la responsabilità, l’interdipendenza positiva e la comunicazione efficace, favorendo il rispetto dei tempi e delle differenze.
Imparare insieme non significa solo acquisire contenuti, ma sviluppare competenze sociali ed emotive essenziali per la vita.
Nel gruppo, ogni bambino trova uno spazio per contribuire secondo le proprie risorse.
Non esiste un solo modo di imparare e il gioco ha un grande valore inclusivo perché accoglie i diversi stili di apprendimento.
Howard Gardner infatti, nel 1983, ci propose la teoria delle intelligenze multiple, la quale sostiene che l’intelligenza non sia un’abilità unica e misurabile, come invece si era creduto fino ad allora, ma un insieme di diverse facoltà autonome e distinte.
Gardner inizialmente individuò 7 forme di intelligenza, poi estese a 9, sottolineando che ogni individuo possiede tutte queste forme, ma in combinazioni uniche e con diversi livelli di sviluppo.
Le 9 tipologie di intelligenza identificate da Gardner sono:
- Linguistica: Abilità nel comprendere e utilizzare le parole in modo efficace, sia scritto che orale
- Logico-Matematica: Capacità di analizzare problemi, usare numeri, ragionare in modo deduttivo e scientifico.
- Spaziale: Capacità di visualizzare, manipolare immagini mentali e orientarsi nello spazio.
- Musicale: Sensibilità verso suoni, ritmi, tonalità e melodie.
- Corporeo-Cinestetica: Controllo dei movimenti del corpo e manipolazione abile di oggetti.
- Interpersonale: Capacità di comprendere gli altri, le loro emozioni, intenzioni e interagire in modo efficace.
- Intrapersonale: Comprensione di se stessi, delle proprie emozioni, motivazioni e obiettivi.
- Naturalistica: Abilità nel riconoscere, classificare e interagire con elementi del mondo naturale (flora e fauna).
- Esistenziale: Capacità di riflettere su questioni profonde legate all’esistenza umana.
Questo ci porta a osservare e comprende che, c’è chi apprende meglio muovendosi, chi raccontando, chi costruendo, chi osservando, chi risolvendo problemi, chi immaginando nuovi mondi possibili.
In un contesto ludico, ogni bambino può sentirsi competente in qualcosa.
E sentirsi competenti è il primo passo per sviluppare fiducia, autostima e desiderio di apprendere.
Per genitori ed educatori, la sfida non è riempire ogni momento di istruzioni, ma saper riconoscere l’apprendimento quando accade.
A volte significa osservare in silenzio, altre volte aiutare a dare un nome a ciò che i bambini stanno facendo:
“Stai collaborando.”
“Stai risolvendo un problema.”
“Stai allenando la tua immaginazione.”
“Stai imparando a gestire una difficoltà.”
Non tutto ciò che educa assomiglia allo studio tradizionale o fruisce attraverso un libro.
Mentre tutto ciò che coinvolge davvero lascia tracce profonde.
Apprendere con leggerezza non vuol dire rinunciare alla profondità.
Vuol dire togliere il peso inutile della paura, del giudizio costante, dell’ansia da prestazione.
Quando il gioco è autentico, quando la relazione è viva e quando il bambino è protagonista del proprio percorso, l’apprendimento diventa un’esperienza significativa.
In quei momenti, la scuola non è assente.
Semplicemente, ha cambiato forma.
Liza Paradisi


