“Il Mercante di Libri”

C’era una volta,
un piccolo paese sospeso tra la luce e l’ombra.

Era un luogo semplice e vivo, dove le case avevano tetti colorati e finestre sempre aperte e  intorno al quale le stagioni danzavano con passo lento e gentile!

Qui vivevano Theo e Nora, un ragazzo e una ragazza dal cuore puro, che crescendo avevano imparato a vedere la bellezza nascosta nelle piccole cose e a dare un nome ai loro desideri più grandi.

Era l’alba di un mattino d’autunno, tutti gli abitanti del villaggio erano ancora avvolti nei loro sogni, il sole non era ancora sorto del tutto, quando un vento insolito cominciò a soffiare tra le case. 

Non era il vento fresco che annunciava la nuova stagione, né quello forte che scendeva impetuoso dalle colline. 

Era un vento che, soffiando tra le chiome degli alberi, dava vita a un suono che ricordava più che un fruscio, un rumore simile allo sfogliare di pagine. Come se il vento danzando tra i vicoli del villaggio stesse leggendo un grande libro. 

Quando gli abitanti si destarono e iniziarono a uscire dalle loro abitazioni per prendere il loro posto nel frettoloso tran tran quotidiano, trovarono la piazza ricoperta da piccoli frammenti di carta colorata. I bambini ne raccolsero qualcuno, stupiti.

“Sembra un ritaglio di una pagina di libro!” dicevano, correndo per afferrare i frammenti di carta che danzavano, come coriandoli, mossi dal vento.

Ancora non sapevano che quello era solo l’annuncio di un arrivo che avrebbe cambiato per sempre la loro percezione della vita.

Il sole era ormai alto nel cielo quando, dal fondo della strada principale, comparve un’esile figura avvolta in un mantello pesante.
Camminava con passo lento, e sulle sue spalle portava a fatica un grande baule di legno intarsiato, lucido e scuro.

Quando arrivò nel centro della piazza, con un gesto lento e solenne, srotolò un vecchio tappeto fiorato dai bordi un poco logori su cui fece scivolare giù dalla spalla, la pesante cassa. 

Prese qualche momento per ricomporsi la mantella, dopodichè si schiarì la voce, sollevò il coperchio e iniziò a richiamare l’attenzione degli abitanti del villaggio, tutti intenti nelle proprie faccende per portare avanti i loro compiti:

“Accorrete gente! Accorrete!!! Giungo qui dopo un lungo e faticoso viaggio. Porto libri, libri colorati, libri per grandi e per piccini, libri che raccontano di avvincenti avventure e di storie senza tempo, libri che sussurrano segreti ai cuori di chi ha il coraggio di ascoltare”.

E continuò così a gran voce, finchè un cospicuo gruppo di persone incuriosite si strinse intorno al tappeto fiorato, sporgendosi per cercare di raggiungere con lo sguardo i libri contenuti nella preziosa cassa.

Dentro il baule c’erano libri dalle copertine lucide, dai colori intensi:
rosse, blu, gialle, viola, grigie…
Nessun titolo, nessuna parola.

Solo colori.

Eppure, guardandole ognuno sentiva un richiamo misterioso verso un colore in particolare.

“Presto! So che non potete resistere! Scegliete, o lasciatevi scegliere dal vostro libro, Signore e Signori, non indugiate!” disse il Mercante di Libri, e così fu.

Uno dopo l’altro, gli abitanti presero in mano il libro che più li attraeva, come guidati da una calamita.

Theo e Nora si scambiarono uno sguardo inquieto. Provavano una sinistra sensazione.
Infatti, appena ogni abitante ebbe in mano il proprio libro e iniziarono ad aprire la prima pagina… qualcosa accadde.

Dalle pagine uscì un soffio, come un respiro.

E da quel soffio si formò una maschera, dello stesso colore del libro.
La maschera si sollevò nell’aria, oscillò come una foglia e poi si posò sul volto del lettore.

E lì restò.
Come fusa alla pelle.

All’inizio tutti risero, pensando fosse un gioco.
Ma presto gli effetti si rivelarono.

Chi aveva la maschera rossa cominciò a parlare con rabbia.

Chi aveva quella blu, si intristì profondamente.

Chi aveva preso il giallo, tremava di paura.

Chi aveva il viola, si copriva il volto in preda a un profondo imbarazzo.

Chi aveva il grigio, abbandonato da ogni speranza, si sentiva morire. 

Il villaggio diventò un mosaico di emozioni incontrollate.

Theo provò a togliere una maschera a un bambino, ma questa aderì ancora di più.

La gente del villaggio era smarrita.

E il mercante?
Scomparso.

Come un sogno al mattino.

Theo e Nora corsero al baule, lasciato aperto nel mezzo della piazza.
Dentro, c’era solo un libro rimasto.

Un libro con la copertina tutta bianca.

Anch’esso senza un titolo, senza un disegno.

Lo presero tra le mani, e lo aprirono.
Anche tra le pagine non c’era scritto niente.

“Cosa facciamo Theo?” mormorò Nora.
“Ho un’intuizione” rispose Theo.

Theo prese Nora per mano e iniziarono a camminare per la piazza, tra gli abitanti mascherati, con il libro bianco aperto in mano.

Accadde allora qualcosa di straordinario.

Ogni volta che si avvicinavano a qualcuno, sulle pagine bianche comparivano, lentamente, frasi dorate, come se la mano invisibile di un saggio le stesse scrivendo in quel momento.

Accanto a una donna con la maschera rossa apparve la scritta:

«La rabbia ti protegge quando qualcosa per te è importante»

Accanto a un uomo con la maschera blu:

«La tristezza ti chiede di vedere ciò che ami e ricercare ciò che hai perso»

Accanto a un bambino con la maschera gialla:

«La paura ti mostra dove sono i tuoi confini, per aiutarti a superarli»

Vicino a una ragazza con il volto viola:

«La vergogna custodisce ferite antiche che desiderano guarire»

E accanto a un anziano col volto reso grigio dalla maschera:

«Le esperienze difficili sono terreno su cui può nascere nuova forza»

Theo e Nora si guardarono.
Capirono. Si sorrisero.

 

Le emozioni non stavano dominando gli abitanti con crudeltà.

 

Si erano palesate con forza perché chiedevano di essere ascoltate, poiché nessuno lo aveva mai fatto.

Theo si avvicinò a una donna con la maschera blu che piangeva rannicchiata su se stessa.

“Raccontami cosa senti… come sta il tuo cuore”.

La donna inizialmente fece resistenza ma poi si asciugò le lacrime, si fece coraggio, affrontò i suoi pensieri e il suo cuore.
La maschera scricchiolò.

Alzò il volto, guardò Theo con gli occhi colmi di gratitudine, sulle sue labbra si illuminò un sorriso e la sua maschera blu scivolò via come una foglia secca.

Nora prese per mano un ragazzo con la maschera rossa.

“Ascoltami, respira, cosa stai cercando di difendere con tutta questa forza?”

Il ragazzo chiuse gli occhi. Lasciò la mano di Nora e strinse forte i pugni con nervosismo mentre digrignava i denti, ma poi fece un sospiro, si fece coraggio, affrontò i suoi pensieri e il suo cuore.
La maschera si incrinò.

 

Alzò la testa, guardò Nora con gli occhi colmi di gratitudine, sul suo volto si illuminò un sorriso e la sua maschera rossa scivolò via come una foglia secca.

E così accadde per ognuno, ai timidi offrirono uno sguardo gentile,

agli scoraggiati offrirono una parola di fiducia.

Le maschere caddero…
Una dopo l’altra.

Finché gli abitanti del villaggio tornarono liberi.

Quando l’ultima maschera toccò terra, un soffio di vento attraversò la piazza.

E nel punto della piazza in cui era comparso al mattino, fece ritorno l’esile mercante, avvolto nella sua pesante mantella.

Guardò gli abitanti presenti, liberi e sereni.
Poi guardò Theo e Nora.

“Avete fatto ciò che nessuno aveva fatto prima.
Non avete respinto le emozioni.
Non le avete temute.
Le avete ascoltate”.

Posò la mano sul libro bianco, che ora brillava di scritte dorate.

“Le emozioni non vogliono comandarvi.
Vogliono parlarvi.
E quando le ascoltate… non hanno più bisogno di imprimersi con forza sul vostro volto”.

Poi, raccolse i libri colorati, li ripose con ordine nel pesante baule, lo chiuse con cura, se lo caricò sulle spalle, arrotolò il tappeto fiorato, fece un inchino e, come le stelle al mattino, si allontanò tra le colline, lasciando dietro di sé un sentiero di minuscoli frammenti di carta colorata che danzavano come coriandoli mossi dal vento. 

Gli abitanti del villaggio lo salutarono oscillando le braccia al cielo mentre si stringevano tra loro, sereni, nella loro pace interiore ritrovata. Theo e Nora avevano ancora il libro bianco tra le mani.
Lo guardarono e come per magia sulla copertina, che prima era vuota, apparve una frase proprio davanti ai loro occhi.

Una sola.

Splendeva.

E recitava così:

«Ogni emozione è una maestra.
Accoglila.
Ascoltala.
Lasciala andare»

I due ragazzi si sedettero sulla fontana della piazza, stanchi per l’avventura vissuta, ma col cuore colmo di gratitudine.

Avevano imparato che non si deve combattere contro ciò che si sente, non ci si deve vergognare di provare un’emozione intensa, non siamo fatti per nascondere ciò che ci abita e che la libertà nasce dal riconoscere il proprio sentire.

Da quel giorno, nel villaggio, nessuno disse più a un bambino:
«Non arrabbiarti», «Non avere paura», «Non piangere».

Si diceva invece:

«Raccontami cosa ti succede»
«Sono qui per te»
«Dimmi cosa provi»

E l’aria, tra le case sospese tra luce e ombra, diventò più leggera.
Più vera.
Più umana.

Theo e Nora camminavano fianco a fianco felici per i vicoli del villaggio, inondato da mille emozioni che aleggiavano nell’aria come coriandoli.

Sorridevano, perché avevano capito una verità che avrebbe accompagnato per sempre il loro cammino:

“Non siamo liberi quando non proviamo emozioni,
ma quando impariamo ad ascoltarle senza farci portare via da esse”.

Liza Paradisi

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