“Come aquiloni nel vento”

C’era una volta,
un piccolo paese sospeso tra la luce e l’ombra.
Sulle colline che lo circondavano, ogni primavera si teneva una grande Gara di Aquiloni, un evento atteso da tutti gli abitanti dei paesi che sorgevano dalla valle fino alla lontana Montagna della Sapienza.

La sfida consisteva nel costruire l’aquilone più bello e robusto e riuscire a farlo volare più in alto di tutti.
Per vincere, bisognava occuparsi di ogni dettaglio: ideare un progetto funzionale, scegliere i materiali migliori, trovare il tessuto più leggero ma allo stesso tempo più resistente.
Servivano gambe forti per correre velocemente e dare lo slancio iniziale all’aquilone e una buona conoscenza dei venti, per saperli “domare” quando l’aquilone saliva su, sempre più su nel cielo.

Da anni, gli abitanti del villaggio di Theo e Nora partecipavano con entusiasmo, ma non avevano mai vinto.
Gli aquiloni degli altri villaggi si levavano altissimi, danzando leggeri tra i venti e sparendo tra le nuvole, mentre i loro faticavano, alcuni non si alzavano affatto, altri cadevano subito, e qualcuno addirittura si spezzava alla prima virata.

Nessuno riusciva a capirne la ragione.
Nel villaggio non mancavano certo il talento e la bravura, c’erano ottimi progettisti, abili tessitori, gambe agili, mani esperte e conoscitori dei venti.
Eppure, anno dopo anno, il sogno cadeva a terra prima di toccare il cielo.

Theo e Nora ne erano molto dispiaciuti.
Sapevano quanto gli abitanti desiderassero vincere almeno una volta quella grande gara.
Così, un pomeriggio, decisero di fare una lunga passeggiata tra i sentieri che salivano verso le colline, per riflettere insieme e capire i motivi delle loro sconfitte.

Cammina e cammina, pensa e ripensa, si accorsero di qualcosa: gli sfidanti degli altri villaggi, che avevano vinto negli anni precedenti, eccellevano in tutto.
Avevano aquiloni impeccabili, gambe velocissime, alta conoscenza dei venti.

 

Theo e Nora capirono il loro vero segreto: non gareggiavano mai da soli.
Avevano collaborato tra loro, unendo le forze e condividendo idee, ruoli, e responsabilità.

Fu allora che nacque in loro un’idea rivoluzionaria!…

Il giorno seguente, Theo e Nora radunarono tutti gli abitanti del villaggio nella piazza principale.
Quando il brusio si placò, Nora prese la parola:
“Io e Theo sappiamo quanto per ciascuno di noi sia importante mostrare le proprie abilità e vincere almeno una volta la Gara degli Aquiloni. Per questo motivo, abbiamo ragionato a lungo, e quest’anno… vorremmo proporvi qualcosa di diverso”.

Theo fece un passo avanti e continuò:
“Abbiamo analizzato le qualità e le strategie dei vincitori degli scorsi anni e abbiamo capito. Gli abitanti degli altri villaggi vincono perché collaborano tra di loro, si danno consigli invece di sfidarsi. E se anche noi per questa volta collaborassimo, partecipando tutti insieme, con un unico grande aquilone, il nostro Aquilone del Villaggio?”

Un mormorio attraversò la piazza. Gli abitanti si guardarono tra loro, incerti e sospettosi.
Un solo aquilone? Per tutti? Era qualcosa che non si era mai fatto prima.

Nora allora aggiunse, con voce calma ma ferma:
“Ogni abitante del nostro villaggio ha una qualità preziosa.
Negli anni passati, ognuno ha cercato di vincere da solo, puntando solo sul proprio talento.
Ma forse… questa volta, dovremmo provare a mettere insieme i nostri doni invece che usarli per primeggiare”.

Si rivolse a un bambino con gambe velocissime che faceva sempre impazzire la mamma correndo qua e là:
“Tu hai le gambe più veloci di tutti, sarai tu a far volare l’aquilone. Il grande saggio del villaggio ti insegnerà a conoscere i venti e a gestirne i mutamenti”.

 

Poi continuò:

“Il progettista e il tessitore lavoreranno fianco a fianco per creare un aquilone solido ma leggero, che sappia danzare nel cielo come una foglia di seta.
E noi tutti, con il nostro impegno e il nostro affetto, vi sosterremo in ogni passo.
La Vittoria di uno sarà la vittoria di tutti!”.

Per un istante la piazza tacque. Poi, come un’onda che cresce, un applauso entusiasta esplose.


Gli abitanti si misero subito all’opera.

Il fabbro forgiò con cura la struttura dell’aquilone, scegliendo un metallo sottile e resistente.
La fornaia preparò la colla di farina e acqua per fissare le stoffe.
Il maestro del villaggio, calcolò con precisione angolature e proporzioni.
Le donne colorarono la vela con tinte vivaci, i bambini tagliarono le code e le decorarono con nastri e piccoli disegni.
Theo e Nora supervisionavano il lavoro e, passo dopo passo, l’aquilone prese vita.

 

Era un capolavoro di mani, ingegno e cuore.

Finalmente arrivò il giorno della grande gara.
Il sole brillava alto e un vento fresco e vigoroso accarezzava le colline.
Il giovane corridore, con le sue scarpe nuove ai piedi, le parole sui venti del saggio nella mente, il coraggio nel cuore e il più bell’aquilone del mondo stretto tra le mani, si mise sulla linea di partenza.

Intorno a lui c’erano gli sfidanti degli altri villaggi, i loro aquiloni già tesi al vento.
Un grande vociare riempiva l’aria: risa, incitazioni, battiti di mani.
Poi il giudice alzò la bandiera e… via!

Il ragazzo partì di corsa a perdifiato, giù per la collina.
Il vento gonfiò la vela, la coda si allungò, il filo tese la sua curva, e in un attimo l’aquilone si alzò alto e bellissimo nel cielo.
Saliva, saliva, superando tutti gli altri.
Volava tra le correnti d’aria, sempre più su, fino quasi a scomparire tra le nuvole.

La gara fu un successo.
Il loro aquilone fu l’ultimo a perdere quota, e quando venne proclamato vincitore, il ragazzo alzò lo sguardo verso gli abitanti del suo villaggio.
Nei loro occhi non vide solo gioia: vide orgoglio, gratitudine e unità.

Theo e Nora si guardarono, si presero la mano e sussurrarono insieme:
«Ce l’abbiamo fatta.»

Quella vittoria non apparteneva a uno solo, ma a un intero villaggio che aveva imparato che la forza più grande nasce dalla collaborazione, dal rispetto e dalla fiducia reciproca.
Da allora, la Gara degli Aquiloni non fu più una competizione, ma una festa del vento e dell’amicizia.
Ogni primavera, tutti i villaggi si ritrovavano sulle colline per far volare i propri aquiloni, non per vincere, ma per colorare insieme il cielo come un arcobaleno di colori e allegria.

Theo guardò Nora e sorrise:
«Guarda, ora tutti gli aquiloni riescono a volare.»
E lei rispose, con gli occhi pieni di luce:
«Sì. Perché abbiamo imparato ad ascoltare, a fidarci e a collaborare… e nessun vento può spezzare le ali di chi vola insieme.»

 

Liza Paradisi

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